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Gresham Lane

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Il generale Hardee non è per niente soddisfatto di come stanno andando le cose. L’effetto sorpresa in pratica non c’è stato e la linea dell’Unione si presenta ben ordinata dinanzi alle sue divisioni. Per di più i federali sembrano in numero maggiore rispetto ai suoi uomini.
Però l’estremità ovest della linea nordista pare ancora debole. Forse, con una manovra magari un po’ azzardata si può ancora ottenere quel vantaggio sfuggito nel primo attacco.
Quindi McCook è chiamato a spingere ancora con il supporto di parte della divisione di Cleburne, mentre la restante parte rimane un po’ arretrata per evitare sorprese sul fianco in attesa che il corpo di Polk si schieri.

I Confederati avanzano, ma davanti al fuoco devastante della brigata di Willich il morale dei texani di Ector cede. Entrambe le linee ondeggiano, ma quelli più in difficoltà sembrano i sudisti. Nonostante questo, il generale Johnston, nel vedere quanto il fuoco dei ribelli ha scosso le sue brigate, decide di cedere ulteriore terreno per allontanarsi dalla linea del fuoco, ma preparandosi ad accogliere “con calore” gli eventuali uomini in grigio che avessero l’ardire di avvicinarsi di nuovo.

La spinta Confederata con la rotta della brigata di Ector e la ritirata dell'estrema destra Nordista

La spinta Confederata con la rotta della brigata di Ector e la ritirata dell’estrema destra Nordista

All’estremo est, Breckinridge si prepara all’urto con Crittenden, facendo delle estreme propaggini di Wayne’s Hill il suo caposaldo.
Le batterie ben piazzate sulla collina mietono le prime vittime tra le truppe della brigata nordista di Wood che stanno attraversando il guado.

Primo sangue a Wayne's Hill

Primo sangue a Wayne’s Hill

Dopo la prima ora di combattimenti le perdite sono già pesanti, con più di mille tra morti e feriti per parte. Ma dal punto di vista tattico sembra che sulla destra del campo di battaglia i Confederati abbiano perso la spinta iniziale e si trovino in forte svantaggio numerico. L’appoggio del Corpo di Polk pare essere assolutamente necessario per sostenere l’attacco.

Stone River, sette del mattino del 31 dicembre 1862

Stone River, sette del mattino del 31 dicembre 1862

2 luglio 1863, Gettysburg: com’è finita?

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Ci eravamo lasciati con la divisione confederata di Pender che dopo il suo fallimentare attacco contro il III Corpo nordista si era ritirata per trincerarsi e leccarsi le ferite.

Nel frattempo sulla sinistra dello schieramento di Lee l’impeto degli scontri progressivamente cresceva. Alle otto del mattino l’importanza degli avvenimenti che si stavano sviluppando su Culp Hill era chiara a tutti: probabilmente era lì che si sarebbe decisa la battaglia.

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La situazione sulla sinistra Confederata alle otto. Al centro Culp Hill

La divisione di Johnston era seriamente impegnata dal XII Corpo. Stava subendo importanti perdite ma riusciva a tenere le posizioni e, soprattutto, stava impedendo che le truppe di Slocum potessero aiutare gli uomini di Doubleday alla loro sinistra.

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A sinistra Johnston contro Slocum, a destra Early contro Doubleday

Questi non erano riusciti a fermare la lenta ma continua avanzata della divisione di Early  e si stavano barricando attorno alla cresta di Culp Hill. Nonostante i nordisti avessero subito diverse perdite che si sommavano a quelle ricevute il giorno precedente, la posizione sulla collina pareva essere forte, anche grazie alla costruzione di più linee di barricate.

Nessuno si aspettava ciò che sarebbe successo di li a poco. Chiamati ad un ultimo sforzo dal loro generale, gli uomini in grigio si gettano sui nordisti con ferocia inaudita, irrompendo in ogni dove. Il I Corpo è allo sbando.

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Lo sfondamento di Early

La situazione dei nordisti, già seria, sembra precipitare quando la divisione di Rodes si getta nel buco che si è aperto nelle linee avversarie prendendo il IV Corpo di Howard sul fianco. L’azione di Rodes è coronata da un successo inaspettato quando un paio di reggimenti riescono a distruggere diverse batterie unioniste schierate su Cemetary Hill.

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Rodes interviene attaccando il IV Corpo

Lo schieramento nordista è piegato come un uncino, con gli ultimi reggimenti di Doubleday e due brigate di Howard che cercano di contenere l’attacco sul fianco. Sull’estrema destra federale il XII corpo è separato dal resto dell’armata, anche se in buona salute.

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La mossa decisiva?

La distruzione delle batterie su Cemetery Hill permette di dare il via a quello che potrebbe essere l’attacco decisivo: la divisione di Anderson viene lanciata contro l’XI corpo di Howard, che così si verrà a trovare compresso tra due divisioni confederate. Potrebbe essere la fine dell’ala destra dell’Unione e di tutta l’armata di Meade.

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Howard schiacciato tra Rodes e Anderson, ma alle sue spalle sta arrivando il V Corpo

Ma quando la situazione dell’armata di Meade sembra essere ormai definitivamente compromessa, ecco comparire proprio là, dove lo schieramento aveva ceduto, il V Corpo!

Riusciranno gli uomini Sykes a raddrizzare la situazione? Non lo sapremo mai, perché a questo punto abbiamo interrotto la partita.

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Alla fine della partita

Non sapremo mai chi avrebbe vinto la partita. Posso azzardare che se l’attacco di Anderson avesse avuto successo, nulla avrebbe potuto fare il V corpo per salvare la situazione.

Penso anche che la partita non si sarebbe conclusa con con una vittoria per le condizioni di vittoria dello scenario, ma per la distruzione di una delle due armate. Dopo due ore di combattimento il corpo di Doubleday era rimasto con solo 950 uomini (19 incrementi). Dall’altra parte la dvisione di Johnston aveva già perso oltre 50 incrementi a fronte dei 27 di Slocum. Se alle otto del mattino, dopo solo due ore,  una divisione sudista e un corpo nordista erano già stati distrutti cosa sarebbe rimasto in campo alle sette della sera, termine dell scenario? Mi azzardo a dire che non ci sarebbero state pedine sulla mappa. Noi abbiamo giocato senza utilizzare le regole della fatica e questo avrà influito in modo decisivo sulla grande quantità di perdite.

Andrea e Stefano erano al comando delle truppe nordiste

Perché abbiamo smesso? Diversi sono i motivi.

Il gioco è lunghissimo: quindici serate per fare quattro turni. Troppo.

Il gioco non è adatto per partite con più giocatori: è successo che durante una serata un giocatore non abbia toccato pedina o tirato dado.

Il regolamento è… pessimo. Mi spiace dirlo. Sembra una promessa non mantenuta. Ha delle cose buone, si intuisce che è un lavoro interessante e brillante… ma è scritto malissimo ed è pieno di contraddizioni.

Ha anche delle scelte discutibili, come la facilità con cui si possono costruire le barricate o alcune regole sull’artiglieria e sulla ritirata in terreni impervi (e a Gettysburg i terreni impervi sono dappertutto).

Peccato

2 luglio 1863 – La carica di Pender – Seconda Parte

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Joe Mcghee, sergente della Compagnia G del 34° North Carolina, si morde nervosamente le labbra. Ormai è da diverso tempo che il Generale AM Scales ha fatto schierare la brigata per assaltare gli yankee. Ma l’ordine di attacco ancora non arriva. Che aspetta Pender? Intanto i federali si stanno dando da fare. Dove prima c’era solo una dolce collinetta con qualche reggimento, adesso c’è una ininterrotta linea di barricate. E dietro a quell’ammasso di legna si intravvedono anche le bocche da fuoco di diversi cannoni.

Diavolo! Avevano la possibilità di attaccarli sul fianco, poteva essere una passeggiata. Lo sarà ancora, ma verso l’inferno.

L’attacco di Pender

“Trentaquattresimo! Aaaavanti!” Il Colonnello William Lee J. Lowrance, sciabola sguainata, avanza davanti alle compagnie del North Carolina.

“Forza ragazzi, tocca a noi” sbraita Mcghee iniziando a marciare fucile alla spalla. Mezzo di miglio lo separa dalle linee blu.

La lunga linea grigio marrone, più per la polvere che per i colori delle divise  inizia ad avanzare. Gli sguardi di tutti sono puntati in avanti, mascelle serrate a cercare con gli occhi i movimenti degli yankee. Il sergente conta mentalmente la distanza che lo separa dalle barricate. Mancano duecento yarde. L’occhio viene attratto da un bagliore. E il segnale che l’inferno si sta per abbattere sul 34 North Carolina. I cannoni nordisti ruggiscono assordanti vomitando centinaia di libbre di piombo sulle  linee Confederate. Le compagnie sbandano un po’, ma continuano ad avanzare. Mancano solo cento yarde quando si scatena anche la fucileria. Gli uomini in grigio iniziano a cadere come birilli, il fuoco nordista è impressionante. Mcghee stringe i  denti e prega, sente che questa è la volta che incontrerà Dio.

L’attacco viene respinto

“Ritirata!” L’ordine arriva spezzato dal rombo dei cannoni. Gli uomini iniziano a retrocedere, schiena piegata. Qualcuno rispondendo al fuoco, altri semplicemente correndo a più non posso. Il tempo sembra interminabile, ma alla fine Mcghee si trova al riparo del boschetto che  lo aveva visto avanzare nemmeno mezz’ora prima. La compagnia  G è a brandelli, tutto il reggimento è malconcio.

Il Colonnello Lowrance è accanto a lui, zoppicante.  “Sergente, metta al lavoro i suoi uomini. Fortifichi la posizione prima che gli yankee arrivino per completare il lavoro”

I Confederati fortificano le posizioni

2 luglio 1863 – La carica di Pender – I parte

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Il generale Lee osserva con attenzione l’attacco su Culp Hill. La situazione è ancora fluida e ci sono dei punti critici, ma Ewell sta usando bene le sue divisioni e la conquista dell’importante collina appare a portata di mano. Con il cannocchiale scorre tutta la linea del fronte e il volto si scurisce quando vede il polverone che si solleva alla destra del front dell’Unione, segno di una gran numero di uomini in marcia.

“Ambrose, cosa succede laggiù” chiede rivolto a Hill, il generale al comando del 2° Corpo Confederato.

W.D. Pender

“Sembra che stia arrivando un altro Corpo federale… credo sia il secondo, quello comandato dal vecchio Hancock”

Lee appare meditabondo “Hancock… Ambrose, dobbiamo impedire che quegli uomini vengano mandati contro Ewell.”

“Ci penso io, Generale!” Dopo un perfetto saluto militare parte al galoppo verso le sue divisioni. Passa davanti a quella di Anderson e arriva da Pender, che sta tenendo l’estremo fianco sinistro confederato.”William, il vecchio ci chiede di impedire ad Hancock di dirigersi verso Ewell. Io un’idea ce l’avrei.”

Pender riceve l’ordine di attacco

Il Brigadiere Generale Humphreys non è per nulla tranquillo. “Devi tenere il fianco con la tua divisione” gli hanno detto. Già, facile. Sennonché al momento la sua divisione è composta da una sola brigata. E che Dio lo fulmini se davanti a lui non c’era un’intera divisione yankee che si preparava ad avanzare su di lui.

“William” dice rivolgendosi al comandante della seconda brigata “credo che tra un po’ qui farà caldo e non per questo clima infernale. Prepara i tuoi uomini e manda un messaggero al generale Sickles per metterlo al corrente di quello che sta per succedere. Avremo bisogno di una mano”.

“Sicuro signore. I miei uomini sono in gamba, ma non potranno reggere per sempre contro un’intera divisione.”  Il colonello Brewster si fa pensoso. “Spero solo che ci lascino il tempo per costruire un po’ di difese”. Inizia a dare gli ordini ed in pochi minuti già si vedono le prime opere difensive spuntare davanti alle linee dei soldati in blu, mentre un messaggero a cavallo ha già raggiunto il comando del Corpo d’Armata.

La brigata di Brewster inizia a costruire i primi ripari, mentre il resto del III Corpo si sta muovendo in loro aiuto. Pender non si è ancora mosso.

2 luglio 1863 – Verso Culp Hill: il dietro le quinte

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Nell’ultimo post vi ho raccontato dell’attacco confederato verso Culp Hill. Vi ho parlato di pedine, esagoni e mappe. Ma che dire degli uomini, quelli veri, quelli che sudano, imprecano, soffrono? Insomma che dire di coloro che hanno la responsbilità di lanciare…. i dadi?
Due di questo eroi sono Michele e Stefano che, per motivi di privacy, da adesso in poi chiameremo con gli pseudonimi di Mick e Ste’. Ho deciso di mettere un po’ di privacy anche in questo blog per evitare che il Garante si lamenti. “E perchè mai il Garante dovrebbe lamentarsi?” chiederete voi. Beh, mi sa che nonostante l’età anagrafica sarebbe difficile dimostrare che quattro quarantenni che giocano con dei pezzi di cartone colorato non siano solo dei bambinoni troppo cresciuti. E i bambinoni sono protetti dalla legge e dal WWF. E poi un po’ di privacy dà un bel tono di serietà ad ogni cosa, un po’ come quando ti infilano una fede al dito.
Ma parliamo un po’ dei nostri protagonisti. Che si può dire di Mick? Nulla di male, infatti il gioco è suo e non posso rischiare offenderlo che magari decide di reinscatolare il tutto.
E di Ste’? Che si può dire di Ste’? Nulla di male: ci riempie le serate di dolcezza… con le quintalate di cioccolatini che porta quando si gioca e che lui nemmeno guarda, visto che è a dieta. Insomma nemmeno di lui posso sparlare, che ai cioccolatini ci tengo.
Il quarto in questa partita è Andrea, che mi porta sempre a casa e a cui scrocco qualche coca-cola. Quindi figuratevi se mi metto parlare male di lui. E poi non centra nulla con questo post.
Infatti tutto si concentrerà attorno ad un tiro di dado. Nella vita reale siamo verso le dieci e mezza di sera. Fino a quel momento attaccare le truppe dell’Unione è stata una cosa frustrante e deprimente. I nordisti sono stati sfacciatamente fortunati con i dadi. D’altronde qual’è l’avversario che non lo è? Io non ho mai perso una partita se non per fortuna dell’avversario o perchè il regolamento era chiaramente sbagliato. Davvero.
Comunque siamo in un momento importante. Mick è riuscito a salire faticosamente lungo Culp Hill e a mettersi in una posizione di apparente vantaggio per assalire il nemico. Ma poi, metti un modificatore al tiro di dado qua e metti un altro modificatore là, l’attacco non sembra più tutta “‘sta figata”.
La situazione è ben rappresentata nella foto sottostante. Notate lo sguardo lievemente preoccupato di Mick mentre prende i dadi e quella sorniona di ‘Ste che già pregusta un altro fallimento degli straccioni in grigio.

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Dieci secondi dopo… il dado che, per parafrasare un vecchio detto triestino, “no el xè furlan” ha fatto l’occhiolino al Confederato. Il tutto è stato immortalato in quest’altra foto. Confrotatela la precedente: il sorriso soddisfatto e diplomaticamente seminascosto (ma solo “semi” nascosto) di Mick e lo sguardo tra il preoccupato e il deluso di ‘Ste.

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Tutto sommato siamo fortunati. Con quattro pezzi di cartone, un dado e qualche buon amico riusciamo a divertirci, dimenticare ogni cosa e distribuire anche un po’ di buonumore a chi ci circonda.

2 luglio 1863 – verso Culp Hill

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L'estremo fronte sinistro confederato. Al centro la divisione di Early (con la striscia marrone) che avanza verso Culp Hill. Le unità sotto Robinson e Cutler sono appena arretrate

Early osserva soddisfatto le pendici di Culp Hill. I ragazzi di Charlottsville e Stanton hanno colpito duro con i loro “Napoleone” i newyorkesi del 76°che tenevano il fianco destro della collina, costringendoli a lasciare le loro posizioni. E’ il momento che aspettava. Ora tocca alle brigate di Hayes ed Avery completare il lavoro. Le giacche grigie iniziano ad inerpicarsi lungo le pendici sassose del colle. Ad aspettarli ci sono i reggimenti di New York di Cutler. Robinson è accanto al suo subalterno per seguire personalmente l’avanzata dei ribelli.

I reggimenti della Louisiana sono innarrestabili. Scalzano uno dopo l’altro gli yankee dalle loro posizioni, nonostante le barricate di rami e tronchi che avevano costruito durante la notte. Hayes incita i  ragazzi dell’8° Louisiana, che nonostante le condizioni sfavorevoli riescono a prendere l’importante posizione sulla sinistra della collina.

L'ala destra del fronte. A nord Pender si prepara ad attaccare il III Corpo di Sickles. Al centro Hood sta affrontando l'ultima brigata di Buford.

Dall’altro lato del campo di battaglia, una provvidenziale azione autonoma del generale Warren ha tolto dagli impicci la brigata unionista di Randolph, che stava per essere attaccata sul fianco dalla divisione di Pender.

Intanto la divisione di Hood, dopo aver annichilito la brigata di Devin, si appresta ad affrontare l’altra brigata di Buford, comandata da Gamble.

L’andamento della prima ora di battaglia, durante la quale i Confederati non avevano dato gran prova di se, avevano spinto le truppe dell’Unione ad un atteggiamento molto aggressivo. Ma gli ultimi eventi sembrano aver fatto cambiare idea rispetto alla tattica da usare e lungo tutto il fronte le truppe nordiste non impegnate in combattimento hanno iniziato a lavorare di vanga e accetta per costruire nuove barricate dietro le quali difendersi dagli attacchi dei sudisti.

2 luglio 1863 – Wolf Hill

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Wolf Hill

Il terreno è pessimo, ma ormai la divisione di Johnson è ad un punto di non ritorno: deve portare a fondo il suo attacco. L’ordine per le Brigate di Steuart e Walker è chiaro e perentorio: devono cacciare gli yankee dalle pendici di Wolf Hill. Gli uomini in grigio salgono coraggiosamente lungo le pendici di quella collina infernale. Gli attacchi hanno un parziale successo. I nordisti sono costretti ad indietreggiare, ma le perdite per i Confederati sono pesantissime.

Al centro Rodes continua a cannoneggiare Cemetery Hill mentre le sue truppe avanzano sulle posizioni di partenza per l’assalto.

Buford & Hood

Buford & Hood

Sulla destra continua lo stillicidio delle artiglierie Confederate. Il 1° e 2° reggimento US Sharpshooter con un fuoco preciso eliminano i serventi di due batterie Confederate mentre i cavalleggeri del 6° New York mettono a tacere un’altra batteria della divisione Hood. Ma i compagni della loro brigata, comandati dal Colonello Devin iniziano a pagare il conto per la loro spavalda carica.  Uno degli squadroni del 17° Pennsylvania viene annientato dal fuoco combinato dei Texani di Robertson, mentre il 9° New York viene decimato dai Georgiani di Anderson.

Intanto, qualche miglio più a est, la divisione di Pender si prepara ad attaccare il fianco gli Yankee di Birney

Pender & Birney

Pender & Birney

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