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Wayne’s Hill

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Sono le 7.00 quando Crittenden ordina l’assalto generale a Wayne’s Hill. Le brigate avanzano compatte risalendo il dolce pendio, accolte dal violento fuoco dei Confederati. Ma il coraggio non manca ai nordisti che scambiano volate su volate con i ribelli. Le perdite sono altissime, nella sola prima mezzora assieme a circa 400 dei propri uomini cadono anche Van Cleeve e Wood.
Gli uomini in grigio tengono, incitati dal loro Generale, Breckinridge, finché anche questi non viene raggiunto da un proiettile.

L'attacco di Crittenden

L’attacco di Crittenden

Le artiglierie Confederate riversano fiumi di piombo e la più colpita è la brigata di Harker: il morale degli uomini cede e abbandonando le armi iniziano a scappare verso le retrovie.
Sulla sinistra dell’unione la brigata di Hascall scongiura un’altra crisi. Quasi circondata dai confederati comandati da Adams riesce a respingerli con un fuoco freddo e preciso.

imageDopo un’ora e mezza di inutili attacchi Crittenden decide di togliere le unità dalla linea del fuoco. Quella collina appare imprendibile, ha preteso già 1500 giovani vite, e altrettanti soldati, scossi dall’orrore della battaglia stanno fuggendo verso le retrovie.
L’urlo liberatorio dei ribelli si alza dalla collina, la mietitrice ha preteso la sua parte di raccolto e oltre mille loro commilitoni non rivedranno più le loro famiglie.

L'Unione rinuncia alla collina

L’Unione rinuncia alla collina

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Il dubbio di McCook

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Alexander McCook

Alexander McCook

Dopo un’ora di continui combattimenti, la divisione confederata di MacCown è duramente provata. Il suo generale decide di ritirarla dalla linea del fuoco per riorganizzare le brigate e permettere agli sbandati di riunirsi ai propri commilitoni. La manovra non passa inosservata al suo antagonista, il generale Johnson. Questi per un po’ rimurgina sul da farsi, ma anche i suoi uomini sono provati e decide di non inseguire il nemico. Anche perché, sulla sua sinistra, le truppe comandate da Davis sono in forte difficoltà e si stanno sfaldando davanti alla pressione esercitata dalle brigate della divisione confederata di Cleburne.

In effetti il generale McCook, al comando dell’ala destra federale, ha diversi grattacapi. Non solo Davis è in difficoltà. Una staffetta lo ha appena informato che la divisione di Sheridan è entrata in contatto con le avanzanti brigate di Cheatam. Il che significa che con le sue tre malconce divisioni dovrà affrontare due corpi Confederati!
“Signore” una nuova staffetta sugli attenti lo distoglie dai suoi pensieri.
“Mi dica, sergente, quali altre novità dal generale Sheridan”
“Signore, il generale Sill mi ha incarico di riferirle che il generale Sheridan è stato ferito e di aver preso il comando della divisione”
“Dannazione!” Con un gesto nervoso apre il cannocchiale ed osserva la zona sotto il comando di Sheridan. Anzi, di Sill.
“Dannazione! Dannazione!” La brigata di Roberts è in fuga.
“Tenente! Invii il seguente ordine a tutte le divisioni: rompere il contatto con il nemico e ritirarsi di mezzo miglio verso la fattoria dei Gresham”

Roberts viene mandato in fuga da Stewart (1); McCook ritira la linea federale (2,3). Al contempo anche Hardee ritira la linea confederata (2), con la cavalleria di Wheeler a coprire la parte più debole della linea (3)

Roberts viene mandato in fuga da Stewart (1); McCook ritira la linea federale (2,3).
Al contempo anche Hardee ritira la linea confederata (2), con la cavalleria di Wheeler a coprire la parte più debole della linea (3)

Cleburne è violaceo. Sul volto non proprio impassibile della staffetta che gli ha portato gli ordini del generale Hardee scende una gocciolina di sudore. “Proprio adesso che gli yankee stanno cedendo? E io che dovrei dire ai miei uomini? Ok, ragazzi abbiamo scherzato, ora torniamo indietro? È questo che dovrei dirgli? Ma non si rende conto il generale Hardee che qui stiamo per vincere la battaglia?” Davanti all’urlante torrente di parole del suo superiore, la staffetta impercettibilmente indietreggia. Il generale gli sventola un dito davanti alla faccia “Tu dirai al generale… Tu dirai al generale… Tu…” Lentamente l’ondeggiare dell’indice rallenta, fino a fermarsi proprio davanti al naso del malcapitato.
“Oh, beh! D’altronde non posso mandare avanti i miei uomini senza l’appoggio di McCown. E va bene. Tenente! Ordini a tutta la divisione di rompere il contatto con il nemico.”

Situazione alle ore 8.00 nella zona della Gresham Lane

Situazione alle ore 8.00 nella zona della Gresham Lane

Gresham Lane

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Il generale Hardee non è per niente soddisfatto di come stanno andando le cose. L’effetto sorpresa in pratica non c’è stato e la linea dell’Unione si presenta ben ordinata dinanzi alle sue divisioni. Per di più i federali sembrano in numero maggiore rispetto ai suoi uomini.
Però l’estremità ovest della linea nordista pare ancora debole. Forse, con una manovra magari un po’ azzardata si può ancora ottenere quel vantaggio sfuggito nel primo attacco.
Quindi McCook è chiamato a spingere ancora con il supporto di parte della divisione di Cleburne, mentre la restante parte rimane un po’ arretrata per evitare sorprese sul fianco in attesa che il corpo di Polk si schieri.

I Confederati avanzano, ma davanti al fuoco devastante della brigata di Willich il morale dei texani di Ector cede. Entrambe le linee ondeggiano, ma quelli più in difficoltà sembrano i sudisti. Nonostante questo, il generale Johnston, nel vedere quanto il fuoco dei ribelli ha scosso le sue brigate, decide di cedere ulteriore terreno per allontanarsi dalla linea del fuoco, ma preparandosi ad accogliere “con calore” gli eventuali uomini in grigio che avessero l’ardire di avvicinarsi di nuovo.

La spinta Confederata con la rotta della brigata di Ector e la ritirata dell'estrema destra Nordista

La spinta Confederata con la rotta della brigata di Ector e la ritirata dell’estrema destra Nordista

All’estremo est, Breckinridge si prepara all’urto con Crittenden, facendo delle estreme propaggini di Wayne’s Hill il suo caposaldo.
Le batterie ben piazzate sulla collina mietono le prime vittime tra le truppe della brigata nordista di Wood che stanno attraversando il guado.

Primo sangue a Wayne's Hill

Primo sangue a Wayne’s Hill

Dopo la prima ora di combattimenti le perdite sono già pesanti, con più di mille tra morti e feriti per parte. Ma dal punto di vista tattico sembra che sulla destra del campo di battaglia i Confederati abbiano perso la spinta iniziale e si trovino in forte svantaggio numerico. L’appoggio del Corpo di Polk pare essere assolutamente necessario per sostenere l’attacco.

Stone River, sette del mattino del 31 dicembre 1862

Stone River, sette del mattino del 31 dicembre 1862

Franklin Road

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Alle sei del mattino il corpo confederato di Hardee si inizia a muovere. La divisione di McCown si spinge all’estrema sinistra nel tentativo di chiudere in una morsa l’estremità della linea nordista. La divisione di Cleburne si schiera alla sua destra a chiudere la linea e collegarsi con il corpo di Polk, che inizia a posizionarsi per dare il supporto all’azione di Hardee.

Ore 6.00: l'attacco di McCown

Ore 6.00: l’attacco di McCown

La manovra sembra riuscire, la brigata di Willich viene presa sul fianco e le due restanti brigate della divisione devono sopportare il superiore fuoco confederato. Ma resistono, rispondono colpo su colpo e si ritirano in buon ordine. L’aggiramento è scongiurato.
Il pericolo però nasce un po’ più a ovest, dove gli uomini comandati da Carlin cedono di fronte al duro fuoco degli uomini in grigio.

I risultati dell'attacco confederato

I risultati dell’attacco confederato

Davis riesce a chiudere il buco nella linea federale con le restanti due brigate e l’aiuto di di Sheridan che allunga il fronte impegnato dalla sua divisione.

Intanto, ignari di ciò che sta succedendo sulla Franklin Road, le divisioni di Van Cleve e Wood iniziano ad attraversare lo Stone River.

I nordisti si sono ritirati in buon ordine a est e hanno attraversato lo Stone River a ovest

I nordisti si sono ritirati in buon ordine a est e hanno attraversato lo Stone River a ovest

Non c’è posto migliore per morire

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Maj. Gen. George H. Thomas

Maj. Gen. George H. Thomas

“No better place to die”. Si racconta che questa frase, diventata poi famosa, fu pronunciata con fermezza dal generale Thomas nel consiglio di guerra dell’Armata del Cumberland che si tenne la sera del 31 dicembre 1862. La giornata aveva visto un violento scontro tra l’armata nordista guidata dal generale Rosencrans e quella confederata del Tennessee guidata dal generale Bragg. I sudisti avevano attaccato presto al mattino, prendendo di sorpresa gli uomini in blu e respingendoli in un angolo contro lo Stone River.
Alcuni dei generali di Rosecrans quella sera sentivano di aver perso la battaglia, ma non così la pensavano il comandante dell’armata oltre a Crittenden, che era alla guida della ala sinistra. Nè tantomeno il generale Thomas che, alla pressante richiesta che veniva fatta di ritirarsi, rispose: “Quest’armata non si muoverà di qui. Non c’è un posto migliore per morire.”

La storia gli dette ragione. Dopo un giorno di pausa, gli scontri ripresero il 2 gennaio 1863. I Confederati non riuscirono a scalzare i Federali dalle loro posizioni e alla fine, nonostante tutto il terreno conquistato e nonostante avesse inflitto perdite maggiori all’avversario, la situazione strategica sfavorevole costrinse Bragg a ritirarsi dal campo di battaglia.
L’esito dello scontro fu un toccasana per l’Unione, provata dalle tante sconfitte che Lee le aveva inflitto a Est.
Tanto che lo stesso Lincoln si congratulò con Rosencrans, scrivendogli: “Lei ci ha dato una vittoria duramente guadagnata a cui, se fosse stata invece una sconfitta, difficilmente la nazione sarebbe sopravissuta”
Questo succedeva 151 anni fa, presso Murfreesboro, Tennessee.

Oggi, salotto di casa mia, Trieste.

No Better Place To Die

No Better Place To Die

In modo molto meno cruento, con dei pezzi di cartone a muoversi su un bel foglio di carta colorato, la storia si ripete (forse).
No Better Place To Die è un gioco della serie  CWBS edito prima dalla “The Gamers,” ditta dell’autore del gioco Dean Essing, e ora dalla MMP che ripropone la battaglia di Stone River a livello di brigata. Mi riprometto di tornare in un futuro articolo per descrivere il sistema di gioco che merita ben più di due righe, ma per ora lascio la parola ai dadi.

Il piano di battaglia Confederato
Lo scopo di Bragg è quello di tagliare la linea di rifornimento dell’Armata del Cumberland.
Per ottenere questo obiettivo ordina al corpo del generale Hardee di colpire l’ala destra dell’armata federale lungo la Franklin Road, per poi continuare l’attacco lungo la Gresham Lane e oltre, fino ad arrivare alla ferrovia Nashville & Chattanooga (1). Il corpo del generale Polk avrebbe dovuto sostenere questa azione impegnando le truppe federali tra lo Stone River e la fattoria degli Harding (2).
Dall’altra parte del fiume, la divisione del generale Breckinridge avrebbe dovuto garantire la tenuta dell’ala destra dell’armata (3).

Il piano di battaglia Nordista
Anche Rosecrans intende attaccare l’ala destra dei ribelli. Ordina alla divisione di Van Cleve di attraversare lo Stone River al guado di McFadden (1) per attaccare e conquistare Wayne’s Hill. Di dar manforte a Van Cleve è incaricata la divisione di Wood che dovrà attraversare il fiume ad un guado un po’ più a monte (2). Raggiunto il primo obiettivo, cioè la conquista di Wayne’s Hill, sarebbe toccato al generale Thomas, che con le divisioni del centro dell’armata avrebbe dovuto spingersi oltre i ponti sullo Stone River all’altezza della confluenza con il Lylle Creek (3). All’ala sinistra comandata da McCook restava il compito di difendere la linea tra la Frankling Road e il Wilkerson Pike.

I piani di battaglia. In rosso i Confederati, in blu i Federali

I piani di battaglia. In rosso i Confederati, in blu i Federali

Fuori dalla sua tenda, il soldato Sylvester Beatty del 101° Ohio sta allungando la mani verso la tazza di caffè che si sta scaldando sul fuoco. È l’ora più fredda della notte, quella che precede l’alba e quel caffè fumante forse lo aiuterà a scacciare un po’ di gelo dalle ossa. Ma qualcosa va storto, all’improvviso la tazza non c’è più. Un secondo dopo Sylvester ha già imbracciato il fucile e corre verso le urla furenti del suo sergente, mentre con la coda dell’occhio vede le fiamme della seconda scarica della fucileria.
Sono le sei del mattino del 31 dicembre 1862 e i ribelli stanno arrivando.

2 luglio 1863, Gettysburg: com’è finita?

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Ci eravamo lasciati con la divisione confederata di Pender che dopo il suo fallimentare attacco contro il III Corpo nordista si era ritirata per trincerarsi e leccarsi le ferite.

Nel frattempo sulla sinistra dello schieramento di Lee l’impeto degli scontri progressivamente cresceva. Alle otto del mattino l’importanza degli avvenimenti che si stavano sviluppando su Culp Hill era chiara a tutti: probabilmente era lì che si sarebbe decisa la battaglia.

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La situazione sulla sinistra Confederata alle otto. Al centro Culp Hill

La divisione di Johnston era seriamente impegnata dal XII Corpo. Stava subendo importanti perdite ma riusciva a tenere le posizioni e, soprattutto, stava impedendo che le truppe di Slocum potessero aiutare gli uomini di Doubleday alla loro sinistra.

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A sinistra Johnston contro Slocum, a destra Early contro Doubleday

Questi non erano riusciti a fermare la lenta ma continua avanzata della divisione di Early  e si stavano barricando attorno alla cresta di Culp Hill. Nonostante i nordisti avessero subito diverse perdite che si sommavano a quelle ricevute il giorno precedente, la posizione sulla collina pareva essere forte, anche grazie alla costruzione di più linee di barricate.

Nessuno si aspettava ciò che sarebbe successo di li a poco. Chiamati ad un ultimo sforzo dal loro generale, gli uomini in grigio si gettano sui nordisti con ferocia inaudita, irrompendo in ogni dove. Il I Corpo è allo sbando.

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Lo sfondamento di Early

La situazione dei nordisti, già seria, sembra precipitare quando la divisione di Rodes si getta nel buco che si è aperto nelle linee avversarie prendendo il IV Corpo di Howard sul fianco. L’azione di Rodes è coronata da un successo inaspettato quando un paio di reggimenti riescono a distruggere diverse batterie unioniste schierate su Cemetary Hill.

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Rodes interviene attaccando il IV Corpo

Lo schieramento nordista è piegato come un uncino, con gli ultimi reggimenti di Doubleday e due brigate di Howard che cercano di contenere l’attacco sul fianco. Sull’estrema destra federale il XII corpo è separato dal resto dell’armata, anche se in buona salute.

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La mossa decisiva?

La distruzione delle batterie su Cemetery Hill permette di dare il via a quello che potrebbe essere l’attacco decisivo: la divisione di Anderson viene lanciata contro l’XI corpo di Howard, che così si verrà a trovare compresso tra due divisioni confederate. Potrebbe essere la fine dell’ala destra dell’Unione e di tutta l’armata di Meade.

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Howard schiacciato tra Rodes e Anderson, ma alle sue spalle sta arrivando il V Corpo

Ma quando la situazione dell’armata di Meade sembra essere ormai definitivamente compromessa, ecco comparire proprio là, dove lo schieramento aveva ceduto, il V Corpo!

Riusciranno gli uomini Sykes a raddrizzare la situazione? Non lo sapremo mai, perché a questo punto abbiamo interrotto la partita.

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Alla fine della partita

Non sapremo mai chi avrebbe vinto la partita. Posso azzardare che se l’attacco di Anderson avesse avuto successo, nulla avrebbe potuto fare il V corpo per salvare la situazione.

Penso anche che la partita non si sarebbe conclusa con con una vittoria per le condizioni di vittoria dello scenario, ma per la distruzione di una delle due armate. Dopo due ore di combattimento il corpo di Doubleday era rimasto con solo 950 uomini (19 incrementi). Dall’altra parte la dvisione di Johnston aveva già perso oltre 50 incrementi a fronte dei 27 di Slocum. Se alle otto del mattino, dopo solo due ore,  una divisione sudista e un corpo nordista erano già stati distrutti cosa sarebbe rimasto in campo alle sette della sera, termine dell scenario? Mi azzardo a dire che non ci sarebbero state pedine sulla mappa. Noi abbiamo giocato senza utilizzare le regole della fatica e questo avrà influito in modo decisivo sulla grande quantità di perdite.

Andrea e Stefano erano al comando delle truppe nordiste

Perché abbiamo smesso? Diversi sono i motivi.

Il gioco è lunghissimo: quindici serate per fare quattro turni. Troppo.

Il gioco non è adatto per partite con più giocatori: è successo che durante una serata un giocatore non abbia toccato pedina o tirato dado.

Il regolamento è… pessimo. Mi spiace dirlo. Sembra una promessa non mantenuta. Ha delle cose buone, si intuisce che è un lavoro interessante e brillante… ma è scritto malissimo ed è pieno di contraddizioni.

Ha anche delle scelte discutibili, come la facilità con cui si possono costruire le barricate o alcune regole sull’artiglieria e sulla ritirata in terreni impervi (e a Gettysburg i terreni impervi sono dappertutto).

Peccato

2 luglio 1863 – La carica di Pender – Seconda Parte

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Joe Mcghee, sergente della Compagnia G del 34° North Carolina, si morde nervosamente le labbra. Ormai è da diverso tempo che il Generale AM Scales ha fatto schierare la brigata per assaltare gli yankee. Ma l’ordine di attacco ancora non arriva. Che aspetta Pender? Intanto i federali si stanno dando da fare. Dove prima c’era solo una dolce collinetta con qualche reggimento, adesso c’è una ininterrotta linea di barricate. E dietro a quell’ammasso di legna si intravvedono anche le bocche da fuoco di diversi cannoni.

Diavolo! Avevano la possibilità di attaccarli sul fianco, poteva essere una passeggiata. Lo sarà ancora, ma verso l’inferno.

L’attacco di Pender

“Trentaquattresimo! Aaaavanti!” Il Colonnello William Lee J. Lowrance, sciabola sguainata, avanza davanti alle compagnie del North Carolina.

“Forza ragazzi, tocca a noi” sbraita Mcghee iniziando a marciare fucile alla spalla. Mezzo di miglio lo separa dalle linee blu.

La lunga linea grigio marrone, più per la polvere che per i colori delle divise  inizia ad avanzare. Gli sguardi di tutti sono puntati in avanti, mascelle serrate a cercare con gli occhi i movimenti degli yankee. Il sergente conta mentalmente la distanza che lo separa dalle barricate. Mancano duecento yarde. L’occhio viene attratto da un bagliore. E il segnale che l’inferno si sta per abbattere sul 34 North Carolina. I cannoni nordisti ruggiscono assordanti vomitando centinaia di libbre di piombo sulle  linee Confederate. Le compagnie sbandano un po’, ma continuano ad avanzare. Mancano solo cento yarde quando si scatena anche la fucileria. Gli uomini in grigio iniziano a cadere come birilli, il fuoco nordista è impressionante. Mcghee stringe i  denti e prega, sente che questa è la volta che incontrerà Dio.

L’attacco viene respinto

“Ritirata!” L’ordine arriva spezzato dal rombo dei cannoni. Gli uomini iniziano a retrocedere, schiena piegata. Qualcuno rispondendo al fuoco, altri semplicemente correndo a più non posso. Il tempo sembra interminabile, ma alla fine Mcghee si trova al riparo del boschetto che  lo aveva visto avanzare nemmeno mezz’ora prima. La compagnia  G è a brandelli, tutto il reggimento è malconcio.

Il Colonnello Lowrance è accanto a lui, zoppicante.  “Sergente, metta al lavoro i suoi uomini. Fortifichi la posizione prima che gli yankee arrivino per completare il lavoro”

I Confederati fortificano le posizioni

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